giovedì 25 dicembre 2008

Questione di coraggio



« Dovremmo avere il coraggio di dire
che le tasse sono una cosa bellissima
e civilissima, un modo di contribuire
tutti insieme a beni indispensabili
come la salute, la sicurezza,
l'istruzione e l'ambiente »
(Tommaso Padoa Schioppa)

mercoledì 24 dicembre 2008

Quand’è sera ( all’IKEA )















Il mondo si divede sempre di più in un dentro e fuori, tra chi addobba una vetrina e gli fa male la schiena e forse avverte un senso di vomito tra decorazioni luccicanti e festoso parlottio da shopping e chi invece guarda le vetrine dal di fuori e giudica la merce e compara i prezzi alle proprie aspettative e al proprio portafoglio. Dentro e fuori, tra gente che entra e gente che esce, tra il vigile col dente avvelenato che è costretto a dirigere mandrie di vacche al volante, pecorelle a spasso con lo stivale sexy, cagnetti impomatati col collare di brillanti e il mendicante fuori la porta dei negozi che aspetta puntuale il natale per mettere in mostra le proprie miserie e guadagnarsi la carità.
IN & OUT
Dentro e fuori i viali illuminati, pieni di folla pronta a spendere, costretta per una strana morale o anche solo per combattere lo stress di un anno a colpi di carta di credito, che quando passa nella macchina alla cassa è come una lama affilatissima, uno striscio e ti passa la paura e ci si sente felici non tanto per l’acquisto ma per aver acquistato. Dentro e fuori i viali con i ragazzi impegnati nel sociale che ti costringono per una spilla a fare qualcosa per i bambini ammalati, e ti fanno vedere come garanzia una cartelletta con il certificato di un’associazione sconosciuta. Fai un’offerta egoista schifoso, dammi questi soldi, ma ce l’hai un cuore lurido verme!?
IN & OUT
Dentro e fuori le chiese, col prete che non dichiara le offerte al fisco e non rilascia mai la fattura per un litania di parole che servono a consacrare le vostre misere vite bigotte. Ricordati di santificare le feste, di pagare il curato e di annoiarti tra i banchi e le navate per una predica inutile, una lezione di vita bla bla bla e così sia! Dentro e fuori ai santuari con gli zingari sui gradoni pronti anche loro a santificare le feste vendendo benedizioni e masticando anatemi se non gli dai qualche spicciolo. Bastardo che non sei altro, cosa ti costa farsi prendere da un senso di colpa!?
IN & OUT
Dentro e fuori i centri commerciali, sempre più affollati nonostante la crisi, sempre più illuminati e decorati, sempre più pieni di idee regalo, dove puoi trovare di tutto e di più, dove un libero mercato non ha abbastanza controllo di se ed è come un lento suicidio tra confezioni che si assomigliano e marchi con i nomi improbabili a riempire gli scaffali. Dentro e fuori i reparti, con le denominazione di origine, produzione e chi più ne ha più ne metta, tutto a norme CEE e non C’EE, 100% cotone, 100% pelle, 100% quello che vuoi che sia.
Il tempo stringe e il natale è alle porte, Santa Claus superstar batte tutti, record nelle pubblicità, record in TV, record nelle strade ( basta un cappuccio rosso e se ci tieni una finta barba bianca e sei il protagonista ). Batte pure Gesù Bambino che nessuno aspetta più di mettere nei presepi per cui nessuno va a raccogliere il muschio, per cui nessuno sceglie i pastori, o le cortecce per la grotta, ma si fa prima a fare l’ultimo assalto all’IKEA, dove tutto si monta e si smonta, basta seguire le indicazioni. Dove gli scaffali sono alti come un palazzo di tre piani, dove tutto diventa standard, dove puoi scegliere di arredare la tua casa mostrando una vita già vissuta ma non tua, con l’etnico che non capirai mai, il design moderno di architetti salva spazio, il genio nordico europeo con manodopera esclusivamente cinese a prezzi non sempre modici, dove anche tu diventi un pezzo, un tassello di una struttura impersonale e asettica. Il mondo si divide sempre più in un dentro e fuori, tra la full immersion delle compere e chi vaga per il parcheggio incustodito. E mentre dentro passano le solite canzoni natalizie re-impastate in arrangiamenti contemporanei, sempre più melense e cariche di buonismo, fuori si consuma una vecchia canzone degli anni 20, che gratta su un vinile pieno di nostalgia, che diventa come la strada ma sempre vero e onesto nei sui difetti. E la strada è un giradischi per chi vuole ballare, e la voce di quella cantante dimenticata stride un sentimento andato mentre cala il buio sulle nostre figure scure e decadenti, e ognuno se ne sta nel parcheggio come al centro del mondo trafitto al cuore da un tiro di sigaretta accesa per un caffé al distributore.

domenica 21 dicembre 2008

Fuck simile ( così fan tutti )


White Winter Hymnal


















I was following the pack
all swallowed in their coats
with scarves of red tied ’round their throats
to keep their little heads
from fallin’ in the snow
And I turned ’round and there you go
And, Michael, you would fall
and turn the white snow red as strawberries
in the summertime..

( Fleet Foxes / Fleet Foxes 2008 )


Correre a perdifiato e ridere solo perché puoi correre
Cadere e sentire gli angeli ridere
Rialzarsi e sentire gli angeli cantare
Cosa c’è di buono oggi?
Prendiamo qualcosa e poi via
Pantaloni stracciati e capelli senza stile al vento
Correre e sorridere
Correre e cadere nella selva
Sbucciarsi le ginocchia e inventarsi storie di orchi, gnomi e fate
Andare a dormire e sperare che domani al risveglio ci sia tanta neve
Talmente tanta che ci possa bastare per giorni
Così bianca che il mondo dovrà sembrare nuovo e immacolato, mentre i vecchi sbucciano trottole con i loro coltelli a serramanico e si guardano i palmi ancora morbidi. Palmi rosa e dita mature piene di rughe e pelle dura capaci di accarezzare le nostre teste con sicura dolcezza.
Cosa c’è di buono oggi?
Possiamo salire sulle spalle dei grandi per raccogliere ghiaccioli e aspettare che la neve crolli dai rami. Che ne dici di un vecchio copertone per scivolare sulla strada? Che ne dici di una battaglia con i bastoni? Che ne dici di non cambiare mai i nostri occhi? Che ne dici di ritrovarci qui, in nessun posto, fra 10, 20, 100anni?

Adesso non ho molto fiato, la neve mi da fastidio, e gli angeli corrono e io non tengo il passo…
Cadere e sentire gli angeli ridere
Cosa posso fare di buono oggi?
Rialzarmi e sentire gli angeli cantare

lunedì 8 dicembre 2008

Matriosca



Mi sveglio e mi accorgo di vivere in un guscio, un guscio pesante che non so bene se sia una protezione o un confine tra me e il resto delle cose. Mi specchio e il guscio mi nasconde e ride del suo essere goffo. Grottesco, quello che si può vedere. Sotto il guscio sento un altro strato di me che vive e non si fa vedere ne sentire. Passare per un idiota è sempre facile. Passare inosservati è una pratica quasi masochista. Mi sveglio. Non passo nemmeno davanti allo specchio. Mi sento un peso addosso e non sono i miei chili. Decido di spogliarmi, e non penso certo ai vestiti. A ogni capogiro tolgo una maschera. Ad ogni capogiro mi sento più leggero e più fragile. Rischio moltissimo. Rischio talmente che posso morire senza poter essere salvato dal giudizio terreno. Rischio talmente da presentarmi con la mente nuda che potrete mangiare con un cucchiaio. La mia mente nuda attende gli avvenimenti e vive senza memoria.
Un altro capogiro e divento sempre più incomprensibile.
Un altro capogiro e divento sempre più piccolo.
Un altro capogiro e non mi rimane che il silenzio.
Panico!
Non posso usare il mio pc…
Panico!
Non posso leggere i salmi di Dio Internet…
Panico!
Tutte le stazioni radio passano il medesimo pezzo…
Panico!
La TV trasmette una realtà scritta a tavolino…
Panico!
La mia macchina è guasta e non posso andare da nessuna parte che non sia un temporale…
Panico!
Mi sono accorto di aver detto la verità qualche volta di troppo, e ora non posso permettermi il lusso di dire ciò che penso…
Panico!
Ognuno è pronto a biasimarmi e mi accorgo che non me ne frega nulla…
Panico!
Non sento più panico…
La mia mente nuda non parla quasi mai. Sta lì. Vive e osserva in una perenne deriva verso quello che dovrebbe chiamarsi equilibrio e intanto consuma i vostri ritmi asimmetrici.
Panico!
Un altro capogiro e mi accorgo che ho troppi gusci al posto mio e ognuno di questi esiste in funzione degli altri…
Cosa ci fa la mia vita nella vostra?
Una domanda che non voglio più fare…
Aldilà di queste maschere sto bene, anche se cambio spesso colore, anche se mi invento nuove espressioni, anche se la parte è sempre un’improvvisazione, anche se i miei personaggi non cercano mai un autore, anche se sto soffrendo per lo meno non si vede perché bisogna aprire un po’ di gusci…
Cosa ci fa la mia vita nella vostra?
Proprio non lo so, ma credo sia un bene, perché nascere e morire non è mai per nostra volontà.
Sul divenire si può fare qualcosa
No panic
Non sento più panico

domenica 16 novembre 2008

venerdì 7 novembre 2008

Io sto bene


È una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità
io sto bene io sto bene
io sto male io sto male
io non so io non so
come stare dove stare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
io sto bene io sto male io non so
cosa fare non ho arte non ho parte
non ho niente da insegnare
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità

( C.S.I. / In quiete 1994 )



Non abbiamo nulla da fare e tutta una vita per farlo , scriveva, all’incirca così , Jack Kerouac…
Andremo avanti sempre e comunque
Spingeremo tutto del nostro essere verso l’orizzonte
Non diremo una parola per non rovinare il passaggio tra futuro e passato
Non chiameremo mai il presente col suo nome
Lo vivremo soltanto come realtà dal sogno, e quando ci sveglieremo saremo morti, caduti in un sonno senza ritorno…

È una questione di qualità
È una questione di qualità
È una questione di qualità


Staremo attenti solo a questo
Staremo attenti solo a questo senza pensare di dover poter spendere più degli altri
Senza pensare troppo all’avere, rapineremo il mondo del giusto…solo del giusto per noi.
Poi potremo regalare agli altri la gioia di essere noi stessi

Una formalità
Una formalità
Una formalità


Affanculo le cose che contano
Affanculo le cose che contano e chi pensa di contare
Contare qualcosa per loro è come contare i soldi o le apparizioni in TV…
Cercheremo di non essere ripetitivi, al limite potremo diventare paranoici, ma anche no…
Affanculo le cose che contano!
Insieme alle processioni, ai falsi auguri e tante grazie!

C’è un tempo per essere grassi e un tempo per essere magri
C’è un tempo per essere onesti e un tempo per essere bugiardi
C’è un tempo per essere tristi e un tempo per essere allegri
C’è un tempo per essere e un tempo per annullarsi
Un tempo per credere e un tempo per far credere
Ma soprattutto c’è un tempo per non preoccuparsi di tutte queste sciocchezze

È una questione di qualità
È una questione di qualità
È una questione di qualità


Non m’importa che tempo dovrà venire

Io sto bene io sto bene
Io sto male io sto male
Io non so io non so
Come stare dove stare


Non m’importa di quante stagioni sarà fatta la mia giornata

Io sto bene io sto bene

Tutto quello che voglio sarà tutto quello che verrà a me

Io sto bene io sto bene

Non ho niente da fare in questa vita
Soltanto una cosa mi lega a questo tempo
Lavorare per la felicità

martedì 4 novembre 2008

Indovina chi viene a pranzo?



Miser chi speme in cosa mortal pone

( Petrarca, Triumphi Mortis )



Cos’è questo rumore? Così all’improvviso, sale, sale nella testa, nella mia testa senza sale. Risuona nella mia testa vuota e fa male. Sembra qualcosa che cade, grosso come un’ala di aereo. Un incidente mi viene a trovare all’ora di pranzo, e non ci credo. Sento che stanno cadendo. Sento che stanno cadendo dei grossi pezzi dall’alto. Arrivano! Arrivano giù! Si schianteranno. Si stanno schiantando al suolo e cadono uno sull’altro! Ripetutamente. Devo guardare! Devo voltarmi. Devo capire. Ma nessuno sente questo disastro? Mi volto e realizzo che i fiori nel vaso stanno perdendo i petali. Sento questi grossi pezzi cadere. Muovono l’aria e mi colpisce lo schianto, il tonfo suicida sul centrino bianco ricamato ad uncinetto. E sento i lamenti dei fiori amputati che stanno nel vaso di vetro, costretti a vivere in apnea. Sono malati. Portano dei tubi al naso per respirare, immersi in un liquido che putrida la loro essenza. Loro, col volto aggrinzito e sofferente, apatico, aspettano l’ultimo petalo cadere. L’ultima boccata d’aria in tubi verde clorofilla.
E cosa sono questi rumori di lotta? Metallo contro metallo. Metallo contro ossa. Metallo che non cede il passo e si scontra con tutto quello che trova. Sento il chiacchiericcio disperato dei soldati. Urlano e ridono. Una carica devastante mi travolge senza poter decidere da che parte stare. Forse da nessuna. Come è stupido morire in mezzo a due fazioni da neutrale. Aspetto solo il caffè per ritirarmi dal pranzo della domenica. Carne fatta a pezzi e abbandonata sul campo. Gloria che si sazia di alta pasticceria e sigarette di monopolio. Mi pulisco il muso con la bandiera bianca e guardo fuori.
E adesso cos’è questo? Sento il vetro della finestra stridere, graffiato da lunghe unghie di bronzo. E una bocca che s’apre fino allo stomaco perde tutta la sua forza per un grido. Scendono le unghie, restano ancora aggrappate al vetro. È un’anima che muore. Gli ultimi stridi di una mano fredda. Scendono le unghie. Scendono e fanno spazio al sole che illumina un vaso di fiori da cambiare, una tavola da sparecchiare e una mano che mi porta del caffè.
Cos’hai? Ti senti bene?
Si. È solo un po’ di stanchezza.

domenica 2 novembre 2008