domenica 14 marzo 2010

Plan B



This isn't breaking my back
But my spirit
You know that it is
when you just take it
and start to forget who you were

It's not just the hours
that feel so wasted
I've wasted more than this
when I used to just look
for a way around everything

I did it all to stay clean
It was instinct

This isn't hard on my hands
And I wouldn't care if it was
I'd rather not even think
if I have to think
inside this other world

This may be just what I need
Keep everything separated

I'll never really stay clean
No way I can see

This may be just what I need
Keep everything

It may be what I need
But it's not what I want
Anymore

( The New Year / The End Is Near 2004 )


Tutto si lascia andare indietro, senza dolore, senza spreco, in una caduta delicata che lascia spazio alla confusione del domani. Quello che ti fotte! Quello che non ti aspetti! Delicatamente, un passo indietro, senza disturbare.

Abbiamo bisogno di piani e strategie.

Piano A) Sgranare gli occhi e guardarsi le mani.
Piano B) Tenere lo sguardo basso, la mente lucida e mettere le mani in tasca.

Le mie mani sono gonfie, brutte, tozze ma agili. Dicono che da qualche parte ci sia scritto il destino. Dicono che è tutto nelle nostre mani, ma le mie non le riconosco più. Ho le mani bene in tasca e i pensieri bene in aria. Ho i piedi bene per terra e nessuna certezza. Tutto quello che mi sono lasciato dietro non ha più senso e la memoria non si confonde più con i condizionali e i ‘se’ del mio labirinto personale. Sono surreale e adesso tutto questo è realtà. Le mie mani sono la realtà. Hanno lavorato, hanno sudato a lungo per questa realtà. Ne ho di cicatrici, di strappi sulla mia pelle e sangue versato. Ne ho di cose da raccontare ma le parole hanno ceduto il passo. Adesso è tutto molto più chiaro. È l’istinto che si accompagna alla mia filosofia. Sono una corda tesa nella vibrazione del suono. Sono un sogno colorato che non si sa spiegare. Sono cattivo nella mia bontà e non mi va di essere quello che gli altri si aspettano da me. Mi sforzo di essere chiaro con me stesso. Sono un enigma da quattro soldi e non accetto scommesse col destino.

Abbiamo bisogno di semplicità e leggerezza.

Piano A) Salire al primo piano.
Piano B) Non avere paura di salire oltre.

Salgo fino in alto per combattere i cattivi pensieri alati. Salgo fino in alto per staccarmi per un po’ da tutto. Tutto non vuol dire niente. Niente ha molto più senso. Strappo piume nere e bianche, non fa differenza. Faccio tutto per avere un po’ di niente. Rovino nuvole e tramonti. La sera viene presto e le mie parole pesanti sono solo un modo per togliere il superfluo. Così si cade. E dall’alto si cade e si ritorna più leggeri e più veri. Adesso sono felice di parlare poco. Di non avere bisogno di tanta zavorra. E intanto le mie mani vanno avanti e si consumano senza lamentarsi, i solchi si fanno sempre più profondi, le linee si inseguono e si incrociano e si confondono tra di loro. Nessuna interpretazione, nessuna chiave di lettura, nonostante i segni, nonostante i sogni.

Il piano A è fallito perché non sapevamo bene cosa fare.
Il piano B ci salverà perché non sappiamo cosa sia.

Abbiamo bisogno di tutto per poi farne a meno.

giovedì 4 marzo 2010

Distrazioni


Sono nato in un nudo intreccio misto di sangue, lacrime e gioia commossa

Non me ne accorsi

Ho vissuto cercando di assomigliarmi ed essere solo me stesso attraverso gli altri

Non me ne accorsi

Sono morto abbandonandomi all’indefinito

Non me ne accorsi

martedì 16 febbraio 2010

Mecca Donald's

venerdì 12 febbraio 2010

L'infinito


Che palle!

giovedì 4 febbraio 2010

martedì 19 gennaio 2010

Tabacchi salati

domenica 17 gennaio 2010

If I Had A Heart


This will never end
cause i want more
More, give me more, give me more

This will never end
cause i want more
More, give me more, give me more

If i had a heart i could love you
If i had a voice i would sing
After the night when i wake up
i'll see what tomorrow brings

If i had a voice i would sing

Dangling feet from window frame
will i ever ever reach the floor?
More, give me more, give me more

Crushed and filled with all i found underneath and inside
just to come around
More, give me more, give me more

( Fever Ray / Fever Ray 2009 )

Se avessi un cuore ne farei un campanello, uno di quei campanelli di bronzo che portavano al collo le bestie nei campi. Un sfera intarsiata con linee senza significato. Se avessi un cuore sarebbe un campanello da appendere al vento, sanguinante ad ogni oscillazione. Se avessi un cuore lo farei sentire gemere. Se avessi un cuore sentirei freddo e invece niente. Questo gelo non mi regala nulla. Ne gioia ne dolore. Se avessi un cuore lo porterei in mano, giusto per ricordarmi di averne uno. Mi sporcherei le mani di rosso e rimarrei a pensare mentre i miei occhi scompaiono in un vuoto anemico.
Se avessi un cuore potrei anche riuscire ad amare, ma credo di avere solo stomaco. Uno stomaco pulsante. E lo stomaco pensa solo a se stesso e non lascia spazio a cose che non riempiono la pancia. Se avessi un cuore, lo sveglierei a calci, giù per le strade vuote della mia vita. A suon di calci fino a far stupire il bianco e il grigio delle case sempre immobili e senza parole. A suon di calci lo lancerei avanti per queste strade mute. Farei stupire quelli che stanno al sicuro dietro le loro mura fino a costringerli ad uscire fuori, per assistere allo scempio di un cuore inutile.
Un pazzo. Un folle. Un disgraziato. Uno stupido. Questo è lo spettacolo di uno stupido.
Se avessi un cuore chiederei sempre di più per non sprecare un battito.
Se avessi un cuore riuscirei a farlo battere. Riuscirei a farlo cantare. Riuscirei a girare il mondo con una vertigine e chiederei di più. Chiederei di più, fino all’ultimo battito.

venerdì 8 gennaio 2010

La science des rêves


La realtà è il frutto dell’intersecarsi dei sogni e degli incubi di ognuno di noi.

mercoledì 6 gennaio 2010

Amber Gris



( Medeski, Martin & Wood / Radiolarians II 2009 )

Stormi migratori e un cielo che diventa giorno, che arrossisce di porpora e nuvole, che scalda e acceca dalla distanza. Geometrie d’ali, disposte in gerarchia e un cielo che ridiventa notte, che brilla sul mare ma la rotta è decisa. L’istinto non è stanco. Il volo continua. Poi, un viaggio di turisti, con la cintura ben allacciata, carrelli porta vivande, la bevanda alcolica sorride e fa digerire un pasto improbabile. Un gigante bianco, superveloce, superinquinante, superpesante e poi il panico, il pericolo. Starnazzi. Sgomento animale e pochi secondi per decidere tra lo schianto, la deviazione o l’oceano. Intanto a Parigi piccoli balconi si scontrano con mansarde e tetti d’argento. Palazzi contro palazzi, luci al neon contro lampioni romantici nell’aria nebbiosa di una Senna silenziosa ma presente. Da un bel po’ non è più primavera e lo sguardo si alza nel grigio umido della città fino sotto le grondaie, con i nidi vuoti e malridotti dal tempo e dalla malinconia. Si dovrebbe immaginare il mare, l’oceano, per andare più lontano. Per cercare la primavera o forse per godersi l’ambra che si fonde col grigio. Una nuova alba e un blu piatto. Oppure un tuffo negli abissi, solo un tuffo negli abissi, solo un tuffo. Dove le creature non hanno paura di essere quello che sono. Dove la bellezza non esiste, dove anche la forma più strana è libera di esprimersi e colorarsi di molecole fluorescenti per vincere il buio più profondo. Un tuffo negli abissi per perdersi e ritrovarsi, solo un tuffo alla ricerca dell’informalità. Un tuffo, solo un tuffo.

venerdì 1 gennaio 2010

Falsi Dèi


La gravidanza ti ha fatto bene. Ti ha fatto abortire le tue rivoluzioni. In un bagno di vita fragile al confine col morire non hai saputo fare altro che urlare. Il sogno romantico che ti svegliava la mattina se ne è andato e adesso ogni rivoluzione ti sembra stupida. Inutile. Questa terra è gravida. Gravida di figli da inghiottire. Figli che non sanno chi ringraziare ma che sembrano abbastanza folli e contenti di respirare. E festeggiano. Celebrano. Consacrano. Maledicono. Inveiscono per falsi Dèi e inseguono il limite e la normalità. Sparano in aria e sul mondo. Sparano e fanno la guerra. Sparano e salutano l’anno nuovo. Sparano al passato. Sparano al futuro. E il buio si illumina di fuochi in uno stupido stupirsi che niente è cambiato. Ma hanno le pance piene, gli occhi alti e belle parole vuote per tutte le occasioni. Non è colpa di nessuno essere vittime della fortuna e del destino.