sabato 1 maggio 2010

venerdì 30 aprile 2010

Dario Fo

domenica 25 aprile 2010

Tutto è come non appare


Accontentarsi di una verità assoluta non sarebbe sufficiente. Bisogna sempre avere il coraggio di cercare un'alternativa.

martedì 13 aprile 2010

Club 27


Basta un attimo. Una distrazione e la vita diventa un paradosso senza controllo. Ho sentito un vuoto e il tuffo è stato dolce e fatale. Qualcuno avrebbe voluto correggere la mia strada ma nessuno conosceva la mia strada. Nemmeno io. All’improvviso i miei eccessi, la mia voglia di andare oltre, il mio genio, la mia fortuna e la mia condanna, all’improvviso tutto questo è venuto a galla come un vomito. E non ho potuto fare altro che affogare. Un momento di piacevole affanno che tradisce e uccide. Poi qualcuno, chiunque, solo dopo si sentirà chiamato in causa. Perché la tentazione di toccare e comprendere un mito o una leggenda ti fa sentire parte di essa. Ma non c’è nessun mito. Non c’è nessuna leggenda. Niente di così fantastico come si crede. È stato solo una fortuna troppo grande e questo ti fa perdere il controllo. Il controllo su di te, sulla tua immagine e sulla tua storia. I corvi mangeranno sul tuo corpo, beccheranno con forza qualsiasi brandello per riempirsi di gloria o solo per sopravvivere. I corvi e gli avvoltoi sono pazienti. Stanno lì, sempre pronti per un becchime di lusso e il pasto sei tu. Avevo dato tutto. Credevo di aver dato tutto e ogni giorno tentavo di bruciare tutto me stesso. Consumavo il mio corpo nel sudore e in lenzuola anonime e sporche di successo. La bellezza veniva da dentro e tutto il resto era una concessione alle debolezze. Un riscatto. Era fame. Era una fame dannata di penetrare e farsi penetrare. Ma nessuno è riuscito mai ad avvicinarsi alla bellezza. Ci siamo tutti limitati ad esorcizzarla. Non avevamo capito nulla e poi il mio volto cadde trasfigurato a terra per un pasto di cui non avevo bisogno. Non ci resta che sparire per diventare mito. Per raccogliere quello che abbiamo cercato di dire senza essere ascoltati. Qualcuno, chiunque, solo dopo potrà parlare della fine. Ma nessuno di loro si è avvicinato alla fine. Nessuno si è avvicinato alla bellezza. Noi si che abbiamo sentito l’inizio e poi d’improvviso la fine. Da non crederci. E Gesù aveva 33 anni. Così hanno detto i corvi. Così hanno gracchiato con il loro becco famelico. L’hanno visto pendere da una croce ma non hanno fatto nulla. Aspettavano la fine. Aspettavano il loro pasto.
Sono attorno a noi, vestiti come profeti. Sono come boia. E il boia non si può condannare. Lui esegue solo la condanna.

domenica 11 aprile 2010

venerdì 9 aprile 2010

Crazy or lazy…


Non prendere la vita troppo sul serio. Non ne uscirai vivo.
( Elbert Hubbard )

domenica 4 aprile 2010

giovedì 1 aprile 2010

The Kiss


Feigning crazy when the sky breaks
And so been trying me so hard
But I hope we laugh all day
So let's be missing right before dawn

( The Sea and Cake / The Biz 1995 )

Sono stanco. Stanco della routine, degli attacchi, delle insinuazioni, della falsità, del compromesso come unica soluzione alla sopravvivenza. Sono stanco e non dico nulla. Stanco di dire la mia, di essere sempre in disaccordo, di essere sempre lontano da tutti e da me stesso. Mi sveglio dai sogni e non distinguo la realtà. I sogni sono duri, la realtà è ridicola. Sono stanco di consumare energie e sprecare tempo. Ci vorrebbe un tuffo in equilibrio, un po’ di zen senza chiamarlo per nome. Una sorpresa senza illusione, un biscotto allo zenzero e zero giudizi universali. C’è bisogno di calma, di attenzione e invece no, corriamo tutti appresso al niente, al non si sa bene cosa. Qualcuno parla di successo, di benessere, di realizzazione, di fama. Qualcun altro di amore ma poi…
Sono stanco di maltrattare un foglio di carta virtuale anche se questo mi da piacere per un po’ e non è una cosa che posso dire a tutti. Forse è una cosa che non dovrei dire e basta.
Sono stanco di guardare il cielo, un puntino solitario che osserva l’immenso vuoto che riflette il mare e gli abissi. No dottore! Non le voglio le medicine. Non so che farmene di queste cure. Non mi serve una diagnosi. Lo dico da me, sono matto e non è male. Non saprei essere differente in nessun modo. No Dottore! La sua scienza è un’analisi sbagliata. La cura non mi appartiene. Sono stanco di essere corretto e di sentirmi dire che sono sbagliato. La mia direzione ha bisogno di andare per dove mi porterà. Sono stanco di certe attenzioni. Sono stanco delle strategie, di portare i conti e non contare proprio nulla. Sono stanco delle buone maniere di convenienza. Non ne voglio di baci falsi confezionati per un po’ di veleno. Niente medicine, solo cose inutili e speciali.

martedì 30 marzo 2010

Mina

sabato 20 marzo 2010

Klein

Si sale e il posto è come me lo ricordavo. Scomodo, ripido e cemento dappertutto.
Nessun cenno…
Ciao Klein.
Ciao.
Come va Klein?
Solitamente.

Ha le mani abituate a non stringere altre mani, spaccate dal grasso, spaccate dal lavoro, robuste e leggere nella stretta.
Il posto è come lo ricordavo, solo più vuoto.
Ho dovuto smontare tutto, è rimasto solo il cemento e il mio vecchio bolide rosso. Erano gli anni settanta. L’ho rimessa a nuovo ma non è in vendita. Ne ho bruciata troppo di strada e di vita per poterla vendere ad un prezzo, per poterla scambiare con i soldi.
Immobile sotto un lenzuolo di seta perla, tenuto su da delle mollette da lavandaia. Sembra un bambino nella sua culla, che dorme all’ombra di un’officina che fu.
Il posto è come me lo ricordavo, solo più vuoto. Vuoto di malinconia, vuoto di vita frenetica, ma qualcosa è ancora vivo. Sono i ricordi di Klein. È Klein!
Klein, col suo nome piccolo, il corpo gonfio di carne, ha le labbra da vecchio nero, grosse e simpatiche nel mezzo di un volto da buon diavolo. Non si chiede l’età a un buon diavolo come non si chiede l’età alle donne che non sanno di essere troppo giovani o troppo in là col proprio tempo.
La vedi, la tengo qui a riposare, messa a nuovo. Ovvio, ogni tanto scorrazzo un po’ e le faccio mangiare i chilometri. Vedessi! Come i bei vecchi tempi.
Porca puttana, non torneranno più! Porca puttana!

Klein è vuoto di malinconia. È pieno di soddisfazione.
Non so come abbia fatto mio padre a non ammazzarmi. Non avevo patente e ne ho distrutti di motori. Poi ho imparato ad aggiustarli. I soldi prima erano un’altra cosa. La vita prima era un’altra cosa. Non ho mai dato importanza ai soldi. Se ne avevo li spendevo, bene o male non so. Li spendevo. Mi sono sposato con un vestito d’occasione. Da lì i soldi sono cambiati, non sono diventati più importanti. Non dico questo. È cambiata la mia vita. Diciamo ho solo messo la testa a posto, come si dice. Ma non mi sono mai dannato. La mia gioia era anche fare mattina, sfrecciando con le auto giù in città. Mangiare anguria alle quattro del mattino. Porca puttana, non si erano mai viste tante bucce a terra. Eravamo dei maiali. Succhiavamo la vita come fosse una fetta di anguria, e poi buttavamo la buccia.
Porca puttana, non torneranno più quegli anni! Porca puttana!

Un piccolo diavolo rimane sempre un piccolo diavolo. Un piccolo diavolo buono non ha età. Klein, un piccolo diavolo felice.