domenica 28 settembre 2008

Aggirate resistenze



Prima di dire io sono, prima di dire io sono qui, sono arrivato qui, dovremo sentire uno spostamento, un flusso di noi stessi, della nostra psiche oltre la memoria di un corpo che diciamo nostro . Prima di dire “ io sono ”, pensiamoci bene. Si può essere sicuri dell’essere?
Oggi più che mai credo di non poter affermare ciò.
Oggi più che mai non dico io sono. Mi dico “ io divengo ”.
Allora posso dire di essere venuto qui, ma io non sono qui. Io non sono qui. Io percorro qui. Se dicessi sono qui potrei dirmi morto. Io percorro qui in quanto il mio essere è divenire, e il suo divenire passa in questo luogo. Tutto è in evoluzione. Un turbinio di energia che non si ferma mai, e l’occhio nudo tradisce la sua natura. Non vede le aggirate resistenze. Vede solo un blocco materico e afferma di potermi fissare. Ma si ha solo l’illusione di poter fissare qualcuno o qualcosa. Una macchina fotografica può cogliere le sbavature del corpo in un attimo più o meno preciso. La macchina può, ma non di certo il fotografo che sta scattando la foto o uno qualunque di noi può avere la pretesa di fissare qualcosa. Io guardo, osservo ma non fisso, cerco solo di prolungare lo sguardo. Cerco solo di aggirare le resistenze che formano la materia, l’energia invisibile che modella la vita.

Grazie Carlo

venerdì 19 settembre 2008

Saltimbanco ( Storia di uno Zanni qualunque )

Io avevo già visto…
Ne abbiamo visti molti, moltissimi, se ne vedono e se ne sentono..eh già ! Ma io ero sicuro di avere visto giusto, pur non essendo un giusto, anzi..Vedi, questa potrebbe essere una storia di quelle romantiche, anche un po’ drammatiche, sicuramente c’è del dramma, ma io mi sono salvato scegliendo altre condanne. Vedi, questa potrebbe essere una storia dell’otto100 che fu, una di quelle belle storie dell’otto100, che pensiamo di conoscere ma che non abbiamo visto mai. Si, bel tempo, bel secolo. Ma potremo dire di più. Vedi, questa potrebbe essere una storia del nove100. Diciamo della fine del nove100. E poi la fine di un secolo assomiglia alla fine dell’altro secolo trascorso, e non c’è mai un taglio netto con l’inizio del nuovo. Beh, potrebbe essere una storia della fine del nove100, o proprio di questi anni. Potrebbe essere una storia che non dice niente, una storia da raccontare con un cinismo un po’ sorridente, tanto da non sembrare poi così triste. Una storia che non dice niente e niente è stato detto ancora. Oppure, potrebbe sembrare una di quelle storie già sentite, già vissute, già viste, che non fanno tanta audience, che sembrano pericoli scampati, paure lontane, cronache impastate nelle mani che si strofinano il mento, si appoggiano al volto e si danno una grattatina tra una sigaretta e l’altra. Torniamo a noi, o a loro se preferisci. Si, perché io avevo visto giusto, anche se era buio e i volti hanno poche luci. Ma certe luci fievoli dicono molto di più di una luce piena. Già! Poi si potrebbe trattare solo di cronaca. Siamo degli osservatori. Siamo interpreti. Siamo attori, nella parte e fuori la parte. Siamo mendicanti del palcoscenico, e spesso il palco e la platea sono solo una strada buia e vuota. Siamo dei servi evoluti, che sanno quello che fanno. Servi si, ma per finta. Abbiamo visto giusto e poi, forse, abbiamo interpretato male. Siamo protagonisti e spettatori. Guarda la! Le chiamano perversioni sessuali. Guarda più avanti, la chiamano fede. Ci sono altri servi, forse ancor più di noi, proprio la dove c’è il potere. Potrebbe essere una storia che parla di una certa schiavitù oppure della mia liberazione. Si! Possiamo dirci liberi, ma non ci piace nemmeno troppo. Ci attacchiamo a un disegno, ad un copione da improvvisare. Potrebbe essere una storia che parla di libertà. Della liberazione, anche se ci piace far ciondolare le nostre catene. Facciamo credere ai padroni che non siamo capaci di acrobazie, perché loro ce le chiederanno comunque. Quattro stracci e un po’ di fantasia. Mi guardo addosso e cerco uno specchio. Qualcosa per specchiarmi che non sia uno specchio. Ebbene, cerco sempre, senza sosta. Cerco di trovare in me un essere umano, un animale, un corpo astratto. Cerco di essere e di capire cosa si è nell’attesa di cosa si diventa. Mi guardo addosso e cerco di trovarmi, forse cerco qualcosa che ho dimenticato nelle tasche. Probabilmente non ho le tasche che cercavo. È stata dura, molto dura. Provo a cambiare, sempre. Ma t’immagini la vita eterna? Sarebbe tutto davvero noioso. Avrebbe meno senso di quello che posso dare io adesso a tutto quello che mi circonda. Sarebbe una brutta storia. Una brutta storia senza finale. E un finale ci vuole. Ci vuole sempre un buon finale. Meglio un buon finale che un buon inizio. Torniamo alla storia. Potremo raccontare una storia moderna, ma che in fondo non si può datare con precisione. Potremo avvalerci di mezzi semplici per effetti speciali. Sono da sempre le stesse cose che cambiano, eppure sono le stesse. Il Verbo è antico. Bisogna trovare qualcosa. Ecco! Il Verbo coniugato in un megafono dirà :

Io Saltimbanco
Tu Saltimbanco
Egli salta in banca
E sopra la banca la capra canta e sotto la panca la capra prega.

Deus ex machina per l’occasione. Per l’occasione useranno la televisione. Tempi moderni…
È incredibile come molte cose siano cambiate, e come tutto sia in evoluzione. Ma non dobbiamo affezionarci troppo al principio, allo start. A questo punto ti mostrerò le mie righe verticali. Sono strisce dai riflessi cangianti, ma scendono bene su tutto. Posso stupirti ancora un po’ abbassando la voce e alzando il tono, ma non bisogna impressionarsi. In fondo la semplicità è una cosa molto complessa. E io sono sicuro che avevi visto giusto. Forse quel punto che brilla la giù in fondo ci sta guidando. Spero che sappia quello che fa. Ma qualcuno lo saprà di sicuro. Ma non ti preoccupare, rendi le cose semplici. Non chiedere e osserva bene. Poi vai dritto. Fai come faccio io. Vedi come mi stanno bene queste righe. Sai, prima erano opache, adesso credo che si fonderanno in un unico colore. Beh se dovessi scegliere una fine sarebbe un po’ un problema…è difficile…
Quindi…
Penso proprio di rimandare la questione alla prossima esibizione.
Probabilmente partirò dalle tasche.
Oppure andrò dritto verso quel punto luminoso.
Probabilmente perderemo il prossimo spettacolo.
Probabilmente…
è già cominciato…

lunedì 8 settembre 2008

Smoking area


Nicotina, monossido di carbonio, catrame, formaldeide, acroleina, ammoniaca, fenoli, acido cianidrico, polonio 210, cadmio, nichel, ossidi d'azoto, arsenico, derivati del cianuro, acetone, acido silicico, acido carbonico, acido acetico, acido formico,acido benzoico, diossido di titanio, prodotti sbiancanti delle ceneri, carta, legno e coloranti…

martedì 2 settembre 2008

Sacro fuoco olimpico

lunedì 18 agosto 2008

domenica 17 agosto 2008

Mezzanotte


Che meraviglia questi arcobaleni. Che meraviglia queste aurore. Tutto si colora come un puzzle bizzarro senza schema apparente. Tutto può diventare sbagliato. La tortura è in agguato. Che meraviglia questi arcobaleni con i suoi folletti colorati. Sempre più matti e sempre più complessi. Che meraviglia queste aurore che ti portano lontano e lontano ti sembra il posto più vicino a te. Che meraviglia queste aurore in cui sei sospeso. Che all’improvviso possono lasciarti cadere nel vuoto di un bruciore e con gli occhi che hanno vergogna a spalancarsi, puoi vedere la caduta. Ma hai la testa alta, preparata al peggio.
Che strazio colorarsi di invenzioni. Che strazio adesso che ci possiamo permettere un bianco alla moda. Che strazio il mio mimetismo sobrio. E gioca e canta e salta e menti come nessuno s’aspetta e nessuno poi ci fa caso. La tua casa è il caos. La strada del caso è senza indirizzi, e prima o poi le lettere arrivano sempre. E non vorresti bruciarle. E non vorresti metterle li una sopra l'altra ad aspettare il tempo che passa come un tango che ti consuma i passi. E stai in piedi prima del sonno che meriti. Finché non crolli in sogno. Finché non ne puoi più. Finché puoi dimenticare.
Che bello essere sicuri della propria distrazione. Senza sentire il peso delle cose, del tempo, degli eventi, e poi, per caso, per sfortuna, tutto ripiomba muto. Affogati pure, ma il respiro conosce l’affanno e sa dove manca l’aria. Affogati pure, ma il respiro sa dove tacere. Affogati pure e gioca con le parole. Se non parli perdi. Se parli sbagli. Allora non c’è capo e non c’è coda, non c’è verso ne direzione. Salta un rumore nella testa, e non è oro, ne argento ne mercurio quello che vedi. È solo un rumore. Un’ispirazione. Un momento. Dramma. Gioia. Confusione.
Intorpidisciti l’aura. Fallisci e rendi grazia. Il resto è spreco. Il resto non sfama. Il resto storpia. E il corpo si fa pesante, ma non è il corpo. È l’aura che si sporca e si ammala. Decidi tu la mezzanotte. Decidi tu quando dividere il giorno e la notte. Decidi tu da che punto guardare le stelle. E rema, rema, rema fino a consumare i gomiti e la volontà. Il mare è un cielo stellato. E noi siamo marinai sinceri e cattivi. E io guardo lontano, sempre più lontano, incapace di spiegarti cos’è la mezzanotte, perché mi sono perso dentro. Proprio lì, nella mezzanotte di ogni momento. Che meraviglia questo incubo che chiamo sogno.

martedì 12 agosto 2008

Carmine Palatucci

Rapid Eye Movement


Ecco un nuovo trucco! Chiudere gli occhi per non farsi confondere dalla realtà in superficie. Chiudere gli occhi per non fermarsi all’aspetto visivo. Chiudere gli occhi e ascoltare bene. Snocciolare la verità. Chiudere gli occhi per non farsi ingannare. L’eleganza è un pitone albino che vibra in sonagli perfettamente circolari. La bellezza sfiora le sopracciglia come il vento. E il vento non lo puoi tenere per te. È solo di passaggio. Può distruggerti o sollevare. Puoi solo dirti fortunato se sopravvivi. Chiudi gli occhi e senti. Ascolta. E non importa se non riesci a raccontare qualcosa. Puoi passarmi la frequenza e l’elettricità. Puoi passarmi qualcosa che non invecchia e che ritorna vivo e immortale. Puoi sorridere e rischiare la follia. Puoi rannicchiarti sotto una pioggia di energia plumbea che scioglie il bronzo in oro, e gratta dalle tue spalle ogni peso. La mia inutile visione surreale rende giustizia alla vostra realtà di piombo. Tutti carnefici e tutti vittime per un pezzo di pane secco da mangiare senza denti e un orgoglio superiore alle vostre coscienze. Chiudo gli occhi ed è fantastica la vertigine del mio orecchio. Puoi inseguirmi nei miei sogni e nelle mie visioni. Ma non mi prenderai con una mano sugli occhi. Ne potrai mai perdonarmi per quello che faccio di me stesso. Non vi giudicheremo ancora a lungo. Saremo felici sopra e sotto le palpebre. Staremo zitti sopra e sotto le labbra. Muoveremo il mondo con gli occhi.

domenica 10 agosto 2008

I papaveri muoiono sotto il grano


Hai mai visto persone felici? Hai mai visto persone innamorate? Felici di esserci e innamorate della vita, anche se non è sempre il massimo. Ci sono le formiche, le cicale e poi ci sono le persone innamorate. Quelle che si innamorano sempre, anche per una sciocchezza, che si piegano come le formiche e cantano come le cicale. Che hanno il sudore al posto delle lacrime, che hanno la pioggia al posto delle lacrime, che se piangono, piangono per davvero, e li, non ci puoi arrivare. Che se ridono, ridono per davvero, e li, non ci puoi arrivare. Che sono come un ventaglio e un paio di occhiali da sole, che sono come un martello e due chiodi in bocca, che sono come una chitarra e un bicchiere di vino buono, che sono sempre li, pronti ad essere pronti. Sempre li, pronti ad andare lontano. Sempre li e contenti di restare. Ogni pena è una ruga e ogni ruga scava un sorriso in volto.
Hai mai visto persone felici che non hanno religioni, credi o sogni troppo grandi? Hai mai visto quelli che si perdono nelle piccole cose e sembrano eterni bambini? Li trovi li, come i papaveri sotto il grano. Persi nella filiera della produzione. Nella grande catena. Sono lì a colorare il campo di punti rossi. Persi nell’oro a buon mercato. Persi nella società della pop-art. Che quasi non ci fai caso, ma ci sono. Che si ammalano e nessuno se ne cura. È dura essere quello strano. È dura cercare di adattarsi. È dura essere fiore di campo e non fior di grano.

sabato 2 agosto 2008

Jazz & Peroni

Notti di note blu, notti annotate con le unghie, notti note ai meno e care a noi, i più, sempre di più, sempre più alla deriva in un anonimato che osserva e si guadagna una vita povera, misera ma bella. Jazz e Peroni, musica politica e birra economica. Musica per un’atmosfera dalle mille sfaccettature e dalle mille contraddizioni. Birra per curarsi e stare un po’ male. E ogni personaggio suona le sue note blu nel chiacchiericcio fumante di tavoli e sgabelli. Una chiacchiera be-boppa veloce come su un piatto enorme mentre swinga una risata e trip to trip, chick pa chick, fly, drive, cry, smile, try.
Ok, si, ma per niente. Si. Ma è ok.
Le lingue di fuoco s’arrotolano e bruciano le nostre tele, i volti sbiancano, le teste sono già in pose plastiche e poi, poi un colpo allo stomaco, è come mangiare ghiaccio.
Ok, si, ma per niente. Si. Ma è ok.
Il temporale ci aveva abbandonati a noi stessi ed eravamo veramente noi.
Come si fa ad uscire da questo cubo magico? Da questa trappola colorata.
Questa vita è un gioco, ma è un gioco serio.
E trip to trip, chick pa chick, fly, drive, cry, smile, try.
Appena posso, si, certo. Appena puoi. Beh, in fondo avere ragione non conta molto. Avere ragione non conta. Conta avere. Ma sai…no…non lo so. Non lo sappiamo e giriamo attorno al cubo per trovare la soluzione. È inutile fare forza. Va a finire che si rompe. Si. Forse dovresti dare un segno e strappare la realtà. E già.
Un gran pa pa tuh chak! E poi ancora trip to trip, chick pa chick, fly, drive, cry, smile, try.
Il contrabbasso suona da Dio ma ha un grande vuoto in corpo. E più si svuota più riesce a riempire le distanze. Più sente dolore più si percepisce una presenza viva, vera. Il trombone smilzo si prende una pausa. Poi tutti alzano gli ottoni al cielo e battono i piedi tip e i piedi tap, mentre una nuvola tossica ma invisibile si alza su per la collina. Nebbia che uccide. Si potrebbe andare all’infinito in un trip to trip, chick pa chick, fly, drive, cry, smile…try, try, try…ma c’è questa cosa strana nell’aria. Penso di non averti mai visto così bene prima di questa sfumatura Questa luce fioca in quest’aria consumata mi intossica e m’illumina. E non penso che nessuno abbia avuto il modo e il tempo o la voglia di dire ciao, addio, arrivederci o qualcosa di simile. Bene.
Ok, si, ma per niente. Si. Ma è ok. E ancora fly, drive, cry e trip to trip, chick pa chick, fly, drive, cry, smile, try.