domenica 29 marzo 2009

Sogno ricorrente da sveglio

Mi piacerebbe poter registrare i sogni e gli incubi, per poi poterli rivedere ad occhi aperti, su uno schermo.

venerdì 13 marzo 2009

Leonardo da Vinci

giovedì 12 marzo 2009

Proclame



Scesero dalle montagne i poeti, tutti vestiti da impiegati, senza corone d’alloro o niente addosso che poteva distinguerli. Scesero dalle montagne come uomini e donne comuni, come a dire che la loro generazione eletta viveva e soffriva negli stessi meandri quotidiani dell’umanità. Senza bandiere, con le loro cortecce cerebrali che cercavano rime e parole colte, volevano dimostrare la loro arte, stupire gli stupidi. Volevano far parte della rivoluzione con la parola.
Scesero dalle montagne, ma più che altro, scesero dalle nuvole, con le loro cortecce cerebrali impolverate da vecchi testi classici o al massimo dell’800. Scesero e non si accorsero del tonfo. Sensibili e inutili. Armati di parole senza forza.
Questa è terra per contadini!
Questa è terra per imprenditori avidi e pragmatici!
Questa è terra per politici corrotti!
Questa è terra per poeti vivi!
Non è terra per poeti morti in vita come voi! Non è vostra questa rivoluzione! Non è vostro questo tempo!
Scesero dalle montagne cercando di illudere le folli del loro valore, ma in questo ci riuscivano meglio i politici, gli imprenditori e gli uomini di chiesa.
Tutti falsi ma più convincenti; e chi convince, vince.
Questo non è tempo per carta straccia!
Questo non è tempo per vecchiume filosofico o culturale!
Questo non è tempo per muovere le masse!
Questo è tempo per salvare i capitali!
È tempo di sacrificare l’agnello clonato!
Questo non è il tempo delle Maddalene da convertire.
Questo è il tempo di caino.

giovedì 5 marzo 2009

Agonismo di massa (come fare punteggio per scalare la classifica e avere successo)


Diventare degli opinionisti, solo perché si ha un’opinione (non sempre) e un cazzo da fare tutto il giorno, prediligendo le luci dei riflettori al sole e alla luna che mette alla prova i comuni mortali.
Mostrarsi alternativi senza avere nessun’alternativa valida.
Far credere che il proprio impegno vada al prossimo senza specificare di essere il proprio prossimo.
Cantare la stessa canzone da 10, 20, 30, 40anni e sentirsi un cantante di successo.
Dimostrare di essere più giovani e belle a 40, 50, 60anni di quando se ne avevano 20.
Arrivare per primi alla notizia.
Vendere per primi la notizia.
Nascondere se è il caso la notizia.
Pronunciare a vanvera discorsi sulla libertà, la pace, la fratellanza, la religione, Dio o chi per lui, l’onestà morale e i sani principi.
Vendere discorsi sulla libertà, la pace, la fratellanza, la religione, Dio o chi per lui, l’onestà morale e i sani principi.
Sperare che gli altri abbocchino a discorsi sulla libertà, la pace, la fratellanza, la religione, Dio o chi per lui, l’onestà morale e i sani principi.
Difendere la legge commettendo degli errori di interpretazione.
Difendere chi ti paga, usando la legge, commettendo a posta degli errori di interpretazione.
Difendersi dalla legge manipolando la legge stessa.
Giurarsi amore eterno e poi lasciarsi senza nemmeno aspettare la crisi del settimo anno.
Giurarsi amore eterno ma con clausole di flessibilità fino a che l’eternità non sopraggiunga.
Giurarsi amore eterno pur sapendo di dover morire.
Non sentirsi arrivati pur non facendo nessun passo in avanti per la propria esistenza.

mercoledì 4 marzo 2009

100anni di Futurismo, Bologna


TATO, SEPO, LICINI, VESPIGNANI, CRALI, ATEROL,
ALBERTI, KOROMPAY, CESARINI, BOCCIONI, PETRELLA,
CAVIGLIONI, VITALI, PRATELLA, CINTI, FEBO, AGO.

martedì 3 marzo 2009

Uman race


domenica 15 febbraio 2009

I Love Jesus

giovedì 12 febbraio 2009

Babele



Bisogna mettere travi più resistenti. Abbiamo pensato di trasportare grossi blocchi di pietra su per il fiume. Ci vogliono più operai. Altre squadre di operai. Operai a basso costo. Ci vogliono più blocchi di pietra. Più travi. Ci vuole più impegno. Più sudore. Dobbiamo buttarci il sangue!

L’ingegnere che sognava di diventare un ingegnere, parla per ore e cerca di dare spiegazioni, spiegazioni tecniche. Parla, parla, parla, ma nessuno sa quello che dice. Nessuno segue i suoi paroloni e le sue ipotesi; i suoi calcoli, le sue convinzioni.

Non chiedetemi come ha fatto l’ultima torre a cadere! Non lo so. Eppure, i miei calcoli erano giusti, più che giusti. Erano calcoli esatti e voi lo sapete. Non riesco proprio a capire come abbia fatto a crollare giù?

E mentre l’uomo si perdeva nei suoi calcoli la sua lingua s’allungava fino ad uscire fuori dalla bocca. Un cane. La lingua se ne usciva e s’allungava, sempre di più. Ma l’uomo non ci badava e continuava a parlare, spinto dalle sue convinzioni, dai suoi progetti. Fino a che la lingua cominciò a sanguinare sotto i denti ciarlanti e non si riusciva più a capire una parola.

Signore lei sanguina!
Se continua così si staccherà la lingua da solo!
E che fine faranno i suoi progetti?


Nessuno capì se nel battere i denti sulla lingua l’uomo volesse dare una risposta a queste domande, o se fosse un riflesso incondizionato del dolore che provocava altro dolore e altro sangue, o se stesse ancora cercando di spiegare il suo progetto. Poi qualcosa di simile a una parola gli staccò la lingua. Un cane che urla prima di morire. L’uomo cadde a terra.

Avete visto? Gli è caduta la lingua! E adesso che fa? È incredibile! Cerca ancora di parlare, di spiegarsi. Steso a terra si è messo a disegnare linee e numeri tingendo di sangue l’indice che affonda nella lingua mozzata come si affonda la penna in un calamaio.

Così diceva il matto dai piedi grossi andando avanti e indietro senza sosta. Due piedi dalle dimensioni incredibili. Due piedi messi in due scarponi di cuoio che non avevano nemmeno la numerazione. In realtà non erano dei veri e propri scarponi, niente che un calzolaio potesse mai immaginare di creare, neanche il peggiore tra loro. Erano delle toppe di cuoio cucite male su due pezzi di legno.

Oddio! Non lo capisco! Che dice? Dice che sta morendo? Oppure non se n’è accorto? Non lo capisco! Cosa sta dicendo? Cosa sta scrivendo? Ma almeno ci sente? Se mi metto a urlare mi ascolterà?

Avanti e indietro. Avanti e indietro. Avanti e indietro.
L’uomo non trova pace e continua a non capire. Suda e borbotta. Se ne sta sotto al sole e va avanti e indietro. Soffre perché non riesce a capire. Vorrebbe fare qualcosa. Qualcosa di utile ma non fa altro che trascinare i piedi sul terriccio e non esce dalla polvere. Non riesce a fare niente che possa aiutare il moribondo. Vorrebbe forse una spiegazione da lui. E mentre che pensa, suda e cammina, scava un grosso fossato con i piedi che vanno sempre e solo avanti e indietro.
Una donna avvolta nel nero passa in silenzio portando con se una giara d’acqua. Non dice mai nulla. E nessuno chiede mai quali sono i suoi pensieri. Senza essere chiamata lei si ferma e mesce per chi ha sete senza mai ricevere un sorriso o una parola.
Un operaio con la pala riempie il fossato seppellendo i due uomini e la loro follia. La donna gli serve l’ultima acqua che riluce cadendo dalla bocca dorata, poi scompare. Si vede solo una lunga stoffa nera e vuota volare nel vento.
Dall’alto il capocantiere arabo canta una litania incomprensibile che annuncia la fine della giornata di lavoro. E nessuno è più o meno contento di prima.
Poi pezzo per pezzo, uomo dopo uomo spariscono tutti.

domenica 8 febbraio 2009

Liar


Welcome to Nowhere
where all days are ok
Tuesday, Friday and Saturday

You can wash your
sense with the rain water

When you're in Nowhere
you talk to yourself
you're your own best friend
you need nothin' else

Scream!
Liar! Liar! Liar! Liar!
Scream!
Liar! Liar! Liar! Liar!
Scream!
Liar! Liar! Liar! Liar! And breathe

Welcome to Nowhere
you talk to yourself
when you're in Nowhere
you need nothin' else

Scream!

Liar! Liar! Liar! Liar!
Scream!
Liar! Liar! Liar! Liar!
Scream!
Scream!
Scream!

( The Niro / The Niro 2008 )

Siamo ritornati al nostro posto e niente si muove. Siamo ritornati al nostro posto dove nessuno ci conosce e dove nessuno sa come arrivarci. Siamo soli. Soli e senza niente da dire. Il mondo poco fa è crollato senza troppo rumore. Non abbiamo vinto e non credo si possa parlare di sconfitta. Altro non è che una conseguenza di cose che succedono. Va tutto bene e non c’è niente da dire. Ormai siamo abituati all’imprevedibilità. Ad essere traditi. A tradirci. A cadere senza mostrare sangue e ferite. Conosciamo la bugia e non vorremo mai usarla. Conosciamo la bugia e lei lo sa. Loro lo sanno. Ma noi non apriremo più bocca inutilmente. E non ha senso lamentarsi. Ormai siamo abituati a rialzarci senza che nessuna mano sia protesa verso di noi. Non dobbiamo dare nessuna spiegazione. Non dobbiamo dare soddisfazione al dolore. Nessuna soddisfazione al nemico. Siamo ritornati al nostro posto e siamo sempre più lontani. Sempre più noi stessi. Sempre meno noi stessi per gli altri. Sempre meno fedeli al “ come mi vuoi”.
Non abbiamo bisogno di niente. Niente che non sia il nostro nessun dove. Romantico e sciatto.
Un respiro prega ogni giorno e guarda un bianco purissimo. Un respiro prega ogni giorno e sogna i colori. Sogna strane iperbole liberarsi nello spazio intorno, senza controllo.
Se pur ci fosse qualche domanda non potrei rispondere. Non farei altro che restare nel mio nessun dove, davanti al mio bianco circondato da iperbole coloratissime. E non sarei capace di dire nulla.