martedì 1 gennaio 2008

Girotondo




Cammino fino a dimenticare la destinazione
Fino a dimenticare il punto di partenza
Mi guardo le scarpe e cammino
Cammino e svanisco nella nebbia
Cammino e appaio dalla stessa nebbia
Cammino e basta
Cammino e ho fatto un bel po’ di strada
Poi arrivo vicino una darsena abbandonata, libera, paradiso appena fuori dal centro del mondo, dopo la curva del fiume, che sembra un giardino zen un po’ improvvisato
La spiaggia è di rena fine, grigio chiarissimo
Non c’è nulla
Ne barche, ne ferraglie, ne attracchi ancora utilizzabili
Non c’è nulla
Solo tre cappelli di paglia a forma di cono
E sotto i cappelli tre figure trasparenti

C’è uno che ripete la stessa frase come un rosario senza fine
La stessa frase che non ha più significato
Oppure si trova il senso solo ripetendola all’infinito
Come un convincersi e poi avere i dubbi e poi ripeterselo sempre, per dargli concretezza

E c’è l’altro lì vicino che canta sempre la stessa canzone, la stessa strofa, sempre con lo stesso ritmo, come se fosse stata sempre lì nell’aria.
Canta come se il mondo non fosse lo stesso senza
Vitale come l’ossigeno

E c’è il terzo che è chinato su i suoi piedi come una rana, che fa un segno nella sabbia che non riesco a vedere.
Segna la sabbia e poi la risegna sempre con lo stesso gesto, a cancellare quello che sta sotto
Fa sempre lo stesso segno come cercare la perfezione, per dare un senso attraverso un simbolo, per spiegare il mondo, per vederlo nella sua interezza

È solo un girotondo
Cammino e svanisco nella nebbia

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