martedì 30 dicembre 2008

lunedì 29 dicembre 2008

Oi oi oi dialogoi

#1.Ciao!

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Ciao…

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Come stai?

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Bene…

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Ho avuto un’idea, sai?

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Io avrei voluto avere un’opinione…

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Pensavo fosse importante, ma forse non lo è!

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Stavo ascoltando ma poi non mi è sembrato fosse la cosa migliore da fare…

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Posso dire che mi fa piacere rivederti

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Già! Che vuoi farci…è la vita.

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Che ne pensi?

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Il silenzio a volte aiuta…

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Ho trovato qualcosa di davvero interessante!

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Si, è interessante…

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Penso sia stupido non dirlo, ma lo è altrettanto dirlo!

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Non c’è partecipazione, ecco il punto. Vedi perché avrei voluto avere un’opinione?

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Avevi ragione, il silenzio a volte aiuta…

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Allora ciao!

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#1.Si, ciao.

Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose. Diciamo sempre le stesse cose.

#2.Posso dire che è stato un piacere rivederti…

venerdì 26 dicembre 2008

Souvenir

Te l’ho detto oltre queste tartarughe costrette in una vasca troppo piccola. Te l’ho detto oltre questo tavolo vuoto, oltre questa macchia d’argento sotto la pioggia, oltre il continuo sbiadire dei tuoi pensieri. Te l’ho detto oltre i tuoi momenti di gioia avvolti in uno scialle nero. Te l’ho detto e non è niente di personale questo vivere sentire morire ogni volta che non riesco.
Ed è tardi,troppo tardi, ma si può sempre ricominciare da zero. Eppure mi vogliono vendere una ragione, un principio in base ad un interesse e quello è l’unica cosa vera, l’unico punto fermo, la realtà che ci deve convincere. Te l’ho detto oltre questo avvinghiarsi in uno stringersi lievemente e con forza, con delicata fermezza, con un senso di appartenenza a noi stessi, chi può dirci di no?
Basta un ricordo. Un souvenir. Siamo noi oltre il tempo che passa e ci riconosciamo. Giochiamo da sempre e non ci basta mai. Appena diciamo la verità si svela il trucco e tutto diventa infame. Lascia stare. Non dire nulla. Possiamo chiedere di più.
Possiamo chiedere di più? Non lo so, ma forse bisogna dare uno strappo a questo tempo, per un luogo monotono, per questo via vai senza senso, per questa gente che ha ereditato un secolo di niente, perché niente è cambiato, e il progresso è un lusso comprato con i soldi regalati e non sudati.
Te l’ho detto e non mi sento ascoltato. L’ho detto male ma chi voleva poteva capire. A parte l’interesse. Te l’ho detto e non ho detto nulla, ma va bene così, l’ho detto al vento, l’ho detto a me, a chi voleva ascoltare, ma tutti sono pieni di se, e io devo andare.
Cerco una strada per svuotarmi. Cerco questo strazio difficile. Cerco con la volontà di trovare. Non so cosa. Non so dove. Non so come. Non so bene…ma cerco…

giovedì 25 dicembre 2008

Questione di coraggio



« Dovremmo avere il coraggio di dire
che le tasse sono una cosa bellissima
e civilissima, un modo di contribuire
tutti insieme a beni indispensabili
come la salute, la sicurezza,
l'istruzione e l'ambiente »
(Tommaso Padoa Schioppa)

mercoledì 24 dicembre 2008

Quand’è sera ( all’IKEA )















Il mondo si divede sempre di più in un dentro e fuori, tra chi addobba una vetrina e gli fa male la schiena e forse avverte un senso di vomito tra decorazioni luccicanti e festoso parlottio da shopping e chi invece guarda le vetrine dal di fuori e giudica la merce e compara i prezzi alle proprie aspettative e al proprio portafoglio. Dentro e fuori, tra gente che entra e gente che esce, tra il vigile col dente avvelenato che è costretto a dirigere mandrie di vacche al volante, pecorelle a spasso con lo stivale sexy, cagnetti impomatati col collare di brillanti e il mendicante fuori la porta dei negozi che aspetta puntuale il natale per mettere in mostra le proprie miserie e guadagnarsi la carità.
IN & OUT
Dentro e fuori i viali illuminati, pieni di folla pronta a spendere, costretta per una strana morale o anche solo per combattere lo stress di un anno a colpi di carta di credito, che quando passa nella macchina alla cassa è come una lama affilatissima, uno striscio e ti passa la paura e ci si sente felici non tanto per l’acquisto ma per aver acquistato. Dentro e fuori i viali con i ragazzi impegnati nel sociale che ti costringono per una spilla a fare qualcosa per i bambini ammalati, e ti fanno vedere come garanzia una cartelletta con il certificato di un’associazione sconosciuta. Fai un’offerta egoista schifoso, dammi questi soldi, ma ce l’hai un cuore lurido verme!?
IN & OUT
Dentro e fuori le chiese, col prete che non dichiara le offerte al fisco e non rilascia mai la fattura per un litania di parole che servono a consacrare le vostre misere vite bigotte. Ricordati di santificare le feste, di pagare il curato e di annoiarti tra i banchi e le navate per una predica inutile, una lezione di vita bla bla bla e così sia! Dentro e fuori ai santuari con gli zingari sui gradoni pronti anche loro a santificare le feste vendendo benedizioni e masticando anatemi se non gli dai qualche spicciolo. Bastardo che non sei altro, cosa ti costa farsi prendere da un senso di colpa!?
IN & OUT
Dentro e fuori i centri commerciali, sempre più affollati nonostante la crisi, sempre più illuminati e decorati, sempre più pieni di idee regalo, dove puoi trovare di tutto e di più, dove un libero mercato non ha abbastanza controllo di se ed è come un lento suicidio tra confezioni che si assomigliano e marchi con i nomi improbabili a riempire gli scaffali. Dentro e fuori i reparti, con le denominazione di origine, produzione e chi più ne ha più ne metta, tutto a norme CEE e non C’EE, 100% cotone, 100% pelle, 100% quello che vuoi che sia.
Il tempo stringe e il natale è alle porte, Santa Claus superstar batte tutti, record nelle pubblicità, record in TV, record nelle strade ( basta un cappuccio rosso e se ci tieni una finta barba bianca e sei il protagonista ). Batte pure Gesù Bambino che nessuno aspetta più di mettere nei presepi per cui nessuno va a raccogliere il muschio, per cui nessuno sceglie i pastori, o le cortecce per la grotta, ma si fa prima a fare l’ultimo assalto all’IKEA, dove tutto si monta e si smonta, basta seguire le indicazioni. Dove gli scaffali sono alti come un palazzo di tre piani, dove tutto diventa standard, dove puoi scegliere di arredare la tua casa mostrando una vita già vissuta ma non tua, con l’etnico che non capirai mai, il design moderno di architetti salva spazio, il genio nordico europeo con manodopera esclusivamente cinese a prezzi non sempre modici, dove anche tu diventi un pezzo, un tassello di una struttura impersonale e asettica. Il mondo si divide sempre più in un dentro e fuori, tra la full immersion delle compere e chi vaga per il parcheggio incustodito. E mentre dentro passano le solite canzoni natalizie re-impastate in arrangiamenti contemporanei, sempre più melense e cariche di buonismo, fuori si consuma una vecchia canzone degli anni 20, che gratta su un vinile pieno di nostalgia, che diventa come la strada ma sempre vero e onesto nei sui difetti. E la strada è un giradischi per chi vuole ballare, e la voce di quella cantante dimenticata stride un sentimento andato mentre cala il buio sulle nostre figure scure e decadenti, e ognuno se ne sta nel parcheggio come al centro del mondo trafitto al cuore da un tiro di sigaretta accesa per un caffé al distributore.

domenica 21 dicembre 2008

Fuck simile ( così fan tutti )


White Winter Hymnal


















I was following the pack
all swallowed in their coats
with scarves of red tied ’round their throats
to keep their little heads
from fallin’ in the snow
And I turned ’round and there you go
And, Michael, you would fall
and turn the white snow red as strawberries
in the summertime..

( Fleet Foxes / Fleet Foxes 2008 )


Correre a perdifiato e ridere solo perché puoi correre
Cadere e sentire gli angeli ridere
Rialzarsi e sentire gli angeli cantare
Cosa c’è di buono oggi?
Prendiamo qualcosa e poi via
Pantaloni stracciati e capelli senza stile al vento
Correre e sorridere
Correre e cadere nella selva
Sbucciarsi le ginocchia e inventarsi storie di orchi, gnomi e fate
Andare a dormire e sperare che domani al risveglio ci sia tanta neve
Talmente tanta che ci possa bastare per giorni
Così bianca che il mondo dovrà sembrare nuovo e immacolato, mentre i vecchi sbucciano trottole con i loro coltelli a serramanico e si guardano i palmi ancora morbidi. Palmi rosa e dita mature piene di rughe e pelle dura capaci di accarezzare le nostre teste con sicura dolcezza.
Cosa c’è di buono oggi?
Possiamo salire sulle spalle dei grandi per raccogliere ghiaccioli e aspettare che la neve crolli dai rami. Che ne dici di un vecchio copertone per scivolare sulla strada? Che ne dici di una battaglia con i bastoni? Che ne dici di non cambiare mai i nostri occhi? Che ne dici di ritrovarci qui, in nessun posto, fra 10, 20, 100anni?

Adesso non ho molto fiato, la neve mi da fastidio, e gli angeli corrono e io non tengo il passo…
Cadere e sentire gli angeli ridere
Cosa posso fare di buono oggi?
Rialzarmi e sentire gli angeli cantare

lunedì 8 dicembre 2008

Matriosca



Mi sveglio e mi accorgo di vivere in un guscio, un guscio pesante che non so bene se sia una protezione o un confine tra me e il resto delle cose. Mi specchio e il guscio mi nasconde e ride del suo essere goffo. Grottesco, quello che si può vedere. Sotto il guscio sento un altro strato di me che vive e non si fa vedere ne sentire. Passare per un idiota è sempre facile. Passare inosservati è una pratica quasi masochista. Mi sveglio. Non passo nemmeno davanti allo specchio. Mi sento un peso addosso e non sono i miei chili. Decido di spogliarmi, e non penso certo ai vestiti. A ogni capogiro tolgo una maschera. Ad ogni capogiro mi sento più leggero e più fragile. Rischio moltissimo. Rischio talmente che posso morire senza poter essere salvato dal giudizio terreno. Rischio talmente da presentarmi con la mente nuda che potrete mangiare con un cucchiaio. La mia mente nuda attende gli avvenimenti e vive senza memoria.
Un altro capogiro e divento sempre più incomprensibile.
Un altro capogiro e divento sempre più piccolo.
Un altro capogiro e non mi rimane che il silenzio.
Panico!
Non posso usare il mio pc…
Panico!
Non posso leggere i salmi di Dio Internet…
Panico!
Tutte le stazioni radio passano il medesimo pezzo…
Panico!
La TV trasmette una realtà scritta a tavolino…
Panico!
La mia macchina è guasta e non posso andare da nessuna parte che non sia un temporale…
Panico!
Mi sono accorto di aver detto la verità qualche volta di troppo, e ora non posso permettermi il lusso di dire ciò che penso…
Panico!
Ognuno è pronto a biasimarmi e mi accorgo che non me ne frega nulla…
Panico!
Non sento più panico…
La mia mente nuda non parla quasi mai. Sta lì. Vive e osserva in una perenne deriva verso quello che dovrebbe chiamarsi equilibrio e intanto consuma i vostri ritmi asimmetrici.
Panico!
Un altro capogiro e mi accorgo che ho troppi gusci al posto mio e ognuno di questi esiste in funzione degli altri…
Cosa ci fa la mia vita nella vostra?
Una domanda che non voglio più fare…
Aldilà di queste maschere sto bene, anche se cambio spesso colore, anche se mi invento nuove espressioni, anche se la parte è sempre un’improvvisazione, anche se i miei personaggi non cercano mai un autore, anche se sto soffrendo per lo meno non si vede perché bisogna aprire un po’ di gusci…
Cosa ci fa la mia vita nella vostra?
Proprio non lo so, ma credo sia un bene, perché nascere e morire non è mai per nostra volontà.
Sul divenire si può fare qualcosa
No panic
Non sento più panico