sabato 19 gennaio 2008

Il mondo mi deve alcune cose

“ Il mondo mi deve alcune cose, ecco tutto. Non si può insegnare un nuovo motivo al vecchio maestro. ”

REMI sembrava proprio un ragazzino. A un certo punto del suo passato, nei suoi solitari giorni di scuola in Francia, gli avevano portato via ogni cosa; il padrigno non aveva fatto altro che ficcarlo in vari collegi e lasciarcelo; l’avevano bistrattato e cacciato da una scuola all’altra; camminava la notte per le strade della Francia elaborando maledizioni col suo innocente bagaglio di vocaboli. Adesso era ansioso di riprendersi tutto quel che aveva perduto; non c’era fine alle sue perdite; questa faccenda si sarebbe trascinata all’infinito.


Jack Kerouac / Sulla strada

Scompaiono tutti i sogni, tutti i volti, tutte le convinzioni e l’unica cosa da fare è andare a riprendersi la vita un po’ più in là.
Scompaiono passo per passo tutte le cose che trovano la loro ragione d’essere nella stasi.
Il movimento si porta appresso un bagaglio che diventa sempre più leggero.
Vado a riprendermi ciò che è mio.
Vado a riprendermi me stesso.
Vado e non ho voglia di fermarmi, non posso proprio fermarmi, sono attratto e vado senza sosta verso ignote mete che portano sempre e solo a me.
Mi riprendo ciò che è mio.
E perdo finalmente la concezione del tempo e dello spazio.
Scompaiono tutte le cose inutili. Mi scrollo da dosso la vecchia pelle come un serpente che ha voglia di mettere a nuovo la luce viva delle sue squame e dei suoi occhi, sicuri nella mira.
Non soffoco più.
Svaniscono tutti gli incubi e l’unico strumento che ho è il mio corpo rettile.
Il mondo mi deve troppe cose e vado a riprendermele.
Il mondo mi ha rubato la terra sotto i piedi, il cielo sopra la testa, gli orizzonti dalla vista, e non c’è più nessuna deriva marina che mi consoli.
Non ho più bisogno di fotografie ne di specchi, non ho più bisogno di raccontare o rispondere, non ho più bisogno di spiegare, sono troppo contento di avere una pelle nuova.
Si, il mondo mi deve alcune cose!
E so che devo ancora molto all’esistenza.
Così mi riprendo ciò che è mio, nascosto tra gli scaffali dei supermercati, nei giochi inventati dei bambini, nella noia apatica delle routine altrui, nei volti nuovi dei compagni di viaggio.
Nascosto dietro gli occhi degli extra comunitari, dietro le finestre che hanno paura di aprirsi, dietro i portoni antichi, dietro le vetrine illuminate.
Nascosto nelle file interminabili, nei palazzi universitari, nel mormorio confuso della gente, nei murales ribelli, nei bar di periferia.
Si, il mondo mi deve alcune cose!
Non faccio altro che riprendermele…

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