domenica 19 aprile 2009

Pomeriggio al fluoro


Pomeriggio al fluoro, carillon in frantumi stonano le ultime note sempre uguali, il sole brucia in faccia, l’aria è gelatina e non ti fa cadere quando hai voglia di un pensiero orizzontale. Tagliano le lame, tagliano le fragole, tagliano i quindicenni, tagliano i nonni e ogni 10anni decidi di uccidere un orologio. Si ricuciono da soli i pochi pezzi di un qualcosa che non ha più forma. Troppo serio e troppo poco serio per essere credibile. Puntuale nel suo essere distante e così vicino al cuore delle cose da non poterti permettere nient’altro che un sussurro di verità.
Pomeriggio al fluoro, cattivo nella sua esplosione, pronto per una bonifica con dinamica leggerezza. Buono quando sa regalare una biglia di luce per il tuo cranio vuoto. Ruvido e romantico, non adatto per un sogno liscio preso in prestito. Tagliano le aspettative col fiatone, tagliano le porte invisibili, tagliano i vinili lenti a guarire, tagliano i volti presi di spalle e i divani comodi e colorati.
Pomeriggio al fluoro senza prenotazione e senza destinazione. Appena il tempo di impiccare un dolore al neon e poi bianco caustico e un buio sicuro.
Non me ne frega
M’importa c’ho che m’importa
Non me ne frega
M’importa c’ho che m’importa
Non me ne frega
Anche se non vi importa

giovedì 16 aprile 2009

Anthony Hopkins

mercoledì 15 aprile 2009

Scemo chi legge

martedì 14 aprile 2009

L’assassino è il maggiordomo

Qualcuno viene ad annunciare la mia morte, tra il riflesso di un cristallo sporco e un sorriso che vuol sembrare pulito. Niente per cui valga la pena di preoccuparsi, anche se la minaccia è ripetuta più volte sembra una battuta di poco conto mentre i commensali continuano a mangiare senza gusto, dimostrando una fame poco saggia e una sete imprudente.
Mi passi il veleno?
No. Al massimo ti tiro un coltello.
Va bene…fai quello che puoi, ma senza creare scompiglio. Mi raccomando, sobrietà e bon ton.

C’è chi si preoccupa del dolce. Chi aspetta i risultati, volgendo altrove l’attenzione, senza curarsi della partita. C’è chi tira le somme e chi ad indovinare. Chi si ricorda la fine ma non il perché. Io, dal mio, sfoglio un libro dalle ultime pagine con più gusto, ma senza un motivo preciso.
Perché cominciare dalla fine? Perché aspettare gli effetti e non preoccuparsi di come creare le cause? Mancano 2 ore alla mezzanotte, 270 giorni alla fine dell’anno, e 91anni alla fine del secolo.
Bisogna preoccuparsi del servo opportunista che si mostra inutile e innocuo. Bisogna preoccuparsi delle pecore. Perché loro sono tante. Sono troppe. E senza identità.
Attenzione!
Attenzione all’allevamento intensivo di coscienze industriali!
Attenzione ai cercatori d’oro nei fiumi televisivi!
Attenzione ai bracconieri di notizie!
Attenzione ai venditori di amore per corrispondenza!
Attenzione ai saggi del giorno dopo, che per loro era prevedibile, anzi era certo l’esito, la fine; ed era facile anche indovinare il nome dell’assassino.

giovedì 2 aprile 2009

ESP

Buona sera Professore!
Vi ho visto. Vi ho notato. Anzi, penso di sapere chi siete, oltre la vostra tetra presenza. Oltre quella apparenza truce e disperata. Oltre il vostro verde acido attraversato da un immotivato rosa shocking. Vi ho visto eppure non ci siamo mai incrociati bene.
Lo so che mi sente, anche se tutte queste parole sono mute. Non sono parole che gli altri possono ascoltare. Sono solo pensieri muti.
Ma lo so che lei sta ascoltando questo esperimento di telepatia. Lo so che mi ascolta, anche se non ci incrociamo. Si, continui a camminare. Avanti e indietro per questi pochi metri. Le dico io quando fermarsi.
Si fermi!
Ecco, ci siamo. A lei la scelta. Può decidere di parlare. Credo che ne valga la pena confrontarsi in questa vita. Fare uno sforzo di comunicazione. Dica qualcosa, una parola, almeno una.
Io so chi è lei, ma credo che lei non sappia bene chi sono. Non ci siamo mai incrociati apertamente. Sarebbe bene parlare, anche se lei preferisce darmi le spalle. Dica qualcosa, una parola, almeno una.


Un attimo di distrazione e lui sparisce. Chissà se mi ha sentito? Chissà se ha ascoltato i miei pensieri?
Ritorna dal nulla, si allontana, si volta e mi chiede chi sono.
L’esperimento è riuscito.
Sbaglia il mio nome e comincia a farmi delle domande. Non si ricorda di me. Fa molte domande. Per la prima volta ci incrociamo, ci confrontiamo. Ci comportiamo come due psicanalisti che sanno bene di essere malati e che cercano di curarsi a vicenda.
Conveniamo su una logica di fondo. C’è qualcosa di logico, nonostante la nostra follia. Nessun accenno al futuro. Qualcosa del passato. E il presente è la cosa più interessante, come questo orizzonte buio.
Mi giro per spegnere la mia gitana e lui sparisce nel nulla. Un’altra volta.

Credo di essere sempre in attesa, al di là della velocità. La vita sembra un’attesa continua. Anche quando crediamo di andare incontro a qualcosa; incontro al destino. In fondo è solo un’attesa.
Accade.
Quel che deve accadere, accade ( cantavano e recitavano i C.S.I. ).
Accade.
Quel che deve accadere, accade.
Buonanotte.